è nato a Firenze nel 1939. È autore di numerose opere di narrativa:
Dal 1990 si è dedicato anche alla grafica realizzando la copertina della seconda edizione del volume di racconti Dalla pancia di un orso bianco e di Orion. Le opere grafiche sono in parte raccolte nel catalogo Polistampa edito nel 2000.
Ha esposto le sue opere in due significative personali: la prima presso la Tribuna Dantesca della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (1992), la seconda nelle sale della Fortezza di Montalcino (1994).
Oltre alle opere di narrativa e di grafica, specialmente negli ultimi anni, ha collaborato a pubblicazioni di altri autori come testimoniato dalle prefazioni e dalle citazioni in altre opere.
Alcuni suoi lavori si trovano in sedi prestigiose, tra questi l’acquerello L’assassinio di Rabin esposto nel Museo della Fondazione Rabin a Tel Aviv.
Questo sito web raccoglie in maniera sintetica 50 anni dedicati alla letteratura, alle lingue e alla pittura.
ROBERTO VIGEVANI, PROFILO DI UN PITTORE-SCRITTORE
di Federico Codignola
Vigevani nasce nel 1939 a Firenze e devo dire che difficilmente ho avuto modo di trovare una persona per la quale più si adattasse una vecchia frase di Robert Walser: “Nessuno ha il diritto di comportarsi con me come se mi conoscesse”. Invece, conoscendolo da molti anni, cercherò di raccontare un po' della sua vita. Questa come me l'ha raccontata lui oltre a come l'ho vissuta io insieme a lui in certi anni.
Nel '43-44 la famiglia Vigevani si nasconde al Pian de' Giullari in una abitazione lasciata da un tedesco antifascista, probabilmente catturato in seguito dalle SS. Più tardi si trasferisce in un nascondiglio di via Ricasoli dove rimane fino alla Liberazione, insieme alla madre e a uno zio materno. Questo zio anche lui pittore, avrà un'importanza rilevante nella storia di Roberto, nella sua memoria letteraria e anche artistica .
Nella prima adolescenza inizia la sua passione per le lingue, cominciando, come ricorda ne “Il principio della piramide”, a studiare l'inglese ascoltando la radio, la BBC. Poco dopo fa un primo viaggio a Londra, dove avviene un curioso episodio: viene casualmente intervistato, proprio alla BBC da David Niven. Per questa intervista ottiene un compenso di 21 ghinee, se non ricordo male, che utilizza per comprare due valigie di libri usati, che porta in Italia.
Si iscriverà poi a Scienze Politiche e qui discuterà alla fine una tesi in sociologia della matematica, quasi “un'invenzione”, come dice lui, vista l'impossibilità allora a Scienze Politiche di affrontare un tema sovietico o russo. Infatti Vigevani già allora nutre un grande interesse per la letteratura russa, che studia con un vecchio ebreo di Odessa, un dentista, poi lettore all'università, che diviene suo amico. Nello stesso periodo comincia a studiare il tedesco con un'insegnante d'eccezione, la figlia di Thomas Mann, Elisabeth Mann-Borgese. Nel 1960-61 c'è il primo approdo ufficiale di Vigevani alla letteratura, traduce alcune lettere di Gogol e le invia a Luigi Russo, direttore di “Belfagor”. Russo gli risponde con grande gentilezza dicendo che difficoltà di ordine pratico ne impediscono la pubblicazione, allora Vigevani si rivolge al “Ponte” di Enriquez Agnoletti e Corrado Tumiati. Queste lettere di Gogol vengono pubblicate su “Il Ponte” e rappresentano l'inizio di un lungo rapporto che Vigevani avrà con il mondo editoriale.
Negli anni '60 vive in una villa alla periferia di Firenze, in via Senese fra artisti soprattutto americani e di altri paesi. Dico soprattutto americani perché il problema della trasposizione dei luoghi, il problema dell'America nei romanzi di Vigevani è un tema che talvolta affiora prepotentemente e non è soltanto fantasticato ma ha anche radici nella sua vita reale.
Poi, come accenna nella “Piramide”, insegna matematica in inglese in una scuola per ragazzi americani, insegna inoltre varie materie tra le quali filosofia in università americane a Firenze.
Comincia molto attivamente il suo mestiere di traduttore per Il Saggiatore, La Nuova Italia, Sansoni ma soprattutto per Einaudi, dove con un rapporto molto intenso, ricco, traduce testi di grande importanza. Ha anche rapporti con Norberto Bobbio per una traduzione del “Leviatano” di Hobbes. Nel 1964 fa il suo primo viaggio in Israele e il suo soggiorno in un kibbutz. Nel '65-'66 i suoi interessi per la sociologia lo portano a Bruxelles dove seguirà i corsi di Lucien Goldmann e questo in qualche modo è l'inizio di Vigevani sociologo, perché subito dopo il '66 comincia a lavorare, prima come volontario e poi con un contratto, nelle istituzioni psichiatriche: lavora per molto tempo a San Salvi (l'Ospedale psichiatrico di Firenze)e farà un lungo percorso anche intellettuale oltre che professionale attraverso le istituzioni psichiatriche. Partecipa in un certo periodo anche ai movimenti dell'antipsichiatria.
Questo lavoro costituisce l'ambito complessivo della sua attuale professione.
Nel '69 scrive in due mesi i primi racconti che manda a Giorgio Manganelli, il quale allora e poi è stato un grande lettore dell'Einaudi. Manganelli risponde con una lettera molto ricca, piena di contenuti. Io frequentavo la casa di Roberto, lessi casualmente questa lettera e portai i racconti a Roberto Calasso, direttore dell'Adelphi, allora una piccola casa editrice.
Subito Calasso propone la loro pubblicazione e l'anno dopo,1970, esce “Dalla pancia di un orso bianco”. Nel 1971 viene pubblicata “Una storia d'amore”, un racconto che ritroverete nella seconda edizione dell'”Orso” del 92.
Nel 1979 esce “Diario, sogni e allucinazioni di Mansholt Levy”, nel 1982 “Case Minime”, nel 1989 esce il suo romanzo forse più complesso e per me il più importante, “Il principio della piramide”, che viene pubblicato con lo pseudonimo di Ruve Masada. Certamente questo è il romanzo in cui l'aspetto dell'identità ebraica è sfiorato con maggiore evidenza che in altri libri.
Nel '92 esce la seconda edizione di “Dalla pancia di un orso bianco” con un lungo racconto inedito, mentre la copertina riproduce una xilografia, “Il viandante” (lo zio materno ,che ricordavo all'inizio) e questa copertina di Vigevani mi sembra l'inizio di un nuovo ciclo dell'autore.
Vorrei aggiungere due cose: mi pare che Vigevani abbia una forte identità ebraica, ne è fortemente consapevole e nel concetto di assurdo in cui si intersecano follia e persecuzione, la parola persecuzione ha una valenza che rimanda in Vigevani all'universo ebraico, specialmente nella “Piramide”. Come lettore non definirei tuttavia Vigevani uno scrittore ebreo perché la trasposizione di luoghi, l’America, rimandano soprattutto alle sue letture giovanili fondamentali.
Roberto Vigevani è un lettore accanito, straordinario, ma queste sue radici sono le “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij, sono Gogol e poi sono l'America di Salinger, il Salinger de “Il giovane Holden”. Se oggi dobbiamo trovare un paragone devo dire che lo scrittore che più mi ricorda Vigevani è Robert Walser, da lui molto amato. Io trovo una specie di simbiosi tra questi due scrittori, cito alcuni passi che mi hanno particolarmente colpito mentre riflettevo su questo paragone:
“Nella mia cerchia – dice Walser -si è sempre complottato per allontanare un insetto nocivo come me. Quel che non si confaceva al loro mondo, lo hanno sempre altezzosamente respinto. Né io me la sono sentita di forzarne l'ingresso. Non avrei neppure avuto il coraggio di darvi un'occhiata dentro. Così ho vissuto la mia vita, alla periferia di quelle che sono le esistenze borghesi, e non era giusto che lo facessi?
E questo sembra veramente Vigevani che scrive. Nel '14 del resto Musil quasi rimproverava a Kafka di essersi avvicinato troppo al tono di Walser e noi pensiamo a Vigevani in questa fantasia di rapporti.
“Mi sembra - scrive Musil -che la specificità di Walser debba rimanere tale e non si adatti a servire da modello a un genere letterario”. Ancora nel '29 Walter Benjamin scrive: “I personaggi di Walser sono figure che hanno dietro di sé la follia, se si vuol indicare con una parola ciò che essi hanno di felice ed inquietante ,si può dire che non sono del tutto guariti.”
Questo scrittore così vicino a Roberto, questo vagabondo, questo perdigiorno alla Dylan Thomas dell'ultimo periodo, mi pare che appartenga all'universo letterario suo e questi credo siano i riferimenti dell'opera di Vigevani e in qualche modo l'ancora del suo spessore, che è uno spessore assolutamente fuori dal comune. Fin qui ho riportato quasi per intero il mio intervento all'incontro organizzato dal Centro Studi Franco Pacchi presso la Biblioteca Nazionale di Firenze nel 1992, per la contemporanea presentazione delle prime xilografie di Vigevani e della seconda edizione del suo romanzo “Dalla pancia di un orso bianco”. Da allora il lavoro di pittore di Vigevani subisce una forte accelerazione con incisioni, acquerelli e puntesecche, che la mostra nelle sale della Fortezza di Montalcino (1994) e l'odierno catalogo, preparato per una prossima mostra a Foiano della Chiana, mettono in evidenza. Appare sottolineato anche il suo rapporto con Munch e con Kirchner e complessivamente con la cultura espressionista ,che Vigevani ha assiduamente frequentato. Vorrei ricordare che nel 98 è uscito un altro importante libro da Bollati Boringhieri (“Orion e altri racconti”) con una bellissima copertina che raffigura “L'assassinio di Rabin” (acquerello di Vigevani conservato presso il Museo della Fondazione Rabin a Tel Aviv e anche, in apertura un acquerello del '96, un ritratto-autoritratto dal titolo “Fumatore pericoloso”.
Qui si rilegge il Vigevani fantasioso e ironico, soprattutto nella storia straordinaria, infantile e saggia della macchina Orion e delle sue disavventure ma riappare anche Joseph Roth , malinconico e immaginifico (penso ai racconti “Nolde”, “Milena”, “Il pittore”) proprio come il ciclo di incisioni dedicato a questo scrittore.Bellissima anche l'acquaforte “Ballata dell'apicultore” e il rimando a Hermann Broch.
Vigevani non rinunzia, né potrebbe farlo a condurci nel suo universo mentale e intellettuale con la mano che dipinge e quella che scrive. A me pare che raramente uno scrittore abbia parlato con i suoi quadri e un pittore ci abbia fattoleggere i suoi pensieri attraverso i libri.
Roberto Vigevani è ,da par suo,una delle poche eccezioni.
Coloro che amano la cultura gliene sono profondamente grati.