
Dei racconti di Roberto Vigevani si potrebbe dire: storie scosse da un insopprimibile riso. L’autore infatti sembra servirsi della sua straordinaria forza comica per smuovere il peso di ossessioni lancinanti, che ritroviamo variate in tutte le sue storie: disparati resoconti da una terra fantastica che ci è sinistramente familiare (e non è un caso che molti abbiano notato delle rassomiglianze fra l’universo di Vigevani e quello di Woody Allen).
Con lo sguardo micidiale del vero scrittore satirico, Vigevani sa scegliere e centrare i suoi bersagli: incontriamo così, in queste pagine, un appassionato lettore di materiale illustrativo dei trenini elettrici Spintermore, che certi suoi parenti americani dovrebbero mandargli e non gli manderanno mai, e che lui tuttavia non smette di aspettare, con la disperata fiducia di chi, almeno, capisce «l’importanza dei cataloghi»; un decoratore ricoverato in manicomio che osserva con tranquillo scherno i nuovi esperimenti terapeutici condotti su lui stesso e i suoi compagni di reclusione da un gruppo di psichiatri illuminati; un funzionario della televisione che finisce per essere ammesso nello stesso ospedale in cui è riuscito a far ricoverare sua madre, unica soluzione rimastagli avendo egli progressivamente tagliato ogni contatto con la realtà (compresa sua moglie) per assistere appunto la terribile madre – la quale, nonostante le precarie condizioni di salute, partirà per un lungo viaggio in Europa: ma non con lui... I personaggi di queste storie hanno da gran tempo rinunciato a capire – ma continuano a cercare di rendersi ragione del proprio stato: e intanto guardano il mondo, come «dalla pancia di un orso bianco», con occhi penetranti e stupefatti.
In copertina: Roberto Vigevani, Viandante.